IL FERRO: CHE COS’E’?

Il ferro è un elemento chimico con simbolo Fe e numero atomico 26.

Ferro: che cos'è, fabbisogno e alimenti che ne contengono di più

In termini di massa, rappresenta l’elemento più comune sulla Terra e, in forma ionica, ha anche un ruolo biologico fondamentale per la vita: l’essere umano ne contiene circa lo 0,005% in peso, indispensabile per  importantissimi enzimi, citocromi e proteine di trasporto e stoccaggio dell’ossigeno.

Tra le varie forme del ferro, il ferro bisglicinato è una forma chelata, in cui il l’elemento è legato a due molecole di glicina: in questo modo, è assorbito e riversato nel sangue più facilmente attraverso l’intestino.

La letteratura scientifica ha infatti evidenziato un assorbimento più alto del ferro bisglicinato rispetto ad altre formulazioni, così come è stata dimostrata una scarsa eliminazione del minerale dopo la sua assunzione: l’organismo riesce quindi ad assimilarne in quantità maggiore.

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IL RUOLO DEL FERRO

Più nello specifico, il ferro:
  • è un componente essenziale dell’emoglobina dei globuli rossi e serve per trasportare l’ossigeno alle cellule e, quindi, ai tessuti.

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  • è indispensabile per la produzione della mioglobina dei muscoli.

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  • alcuni enzimi contenenti ferro consentono la trasformazione di β-carotene in vitamina A.
  • alcuni enzimi contenenti ferro sono necessari per la produzione degli acidi nucleici, trasmettitori del codice genetico (DNA e RNA), oltre che del collagene, sostanza che serve per mantenere sani denti, gengive e cartilagini.

IL FERRO NELL’ORGANISMO

Nell’organismo umano, il ferro si trova come:

  • Ferro attivo, nell’emoglobina e negli enzimi respiratori.
  • Ferro di trasporto, nel sangue.
  • Ferro di riserva, nei tessuti.

IL FERRO NEGLI ALIMENTI

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La quantità di ferro assorbita dagli alimenti è diversa.

E’ necessario distinguere due tipi di ferro:
Ferro eme, che si trova principalmente nelle carni rosse.
Ferro non-eme, che si trova principalmente nei vegetali a foglia verde, nei legumi, nei semi oleaginosi (semi di zucca, noci, mandorle), nella frutta secca (prugne, datteri).

Più nello specifico, i principali alimenti fonte di ferro sono:

Alimenti  Ferro mg/100 g
Fegato d’oca 30,53
Cioccolato fondente amaro 17,4
Vongola 13,98
Cacao amaro 13,86
Ostrica, cotta 11,99
Caviale 11,88
Patè di pollo inscatolato 9,19
Lenticchie 7,54
Ostrica 6,66
Farina di soia 6,37
Germe di grano 6,26
Pollo-coscia 6,25
Ceci 6,24
Patate, bollite 6,07
Seppia 6,02
Pinoli secchi 5,53
Fagioli cannellini 5,49
Fagioli borlotti freschi 5
Fiocchi d’avena 4,72
Nocciole 4,7
Alici sott’olio 4,63
Arachidi 4,58
Grano duro 4,56
Mandorle secche 4,51
Crema di nocciole e cacao 4,38

La quantità di ferro assorbita dagli integratori di ferro varia a seconda della forma del principio attivo.
In tutti e due i casi, l’assorbimento del ferro è condizionato dalla situazione nutrizionale individuale, oltre che dalla composizione qualitativa della dieta: infatti, la Vitamina C presente nell’alimento o integrata durante l’assunzione degli alimenti contenenti ferro o da integratori di ferro facilita l’assorbimento dell’elemento stesso.

INTEGRATORI A BASE DI FERRO

Gli integratori di ferro possono essere utili in caso di:

  • Emorragie e sanguinamenti: la perdita di sangue, anche se non evidente o interna, può comportare una riduzione dei livelli di ferro. Ciò si verifica di frequente nelle donne in età fertile, durante le mestruazioni. Il sanguinamento può essere anche occulto, lento e cronico, ad esempio quando si ha una perdita di sangue all’interno del corpo, in corrispondenza di un’ernia iatale, di un polipo del colon-retto, di un’ulcera peptica, di un tumore.

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  • Scarso apporto nell’alimentazione: l’anemia può essere causata da una dieta in cui è drasticamente ridotto l’apporto di ferro. Si tratta di una condizione abbastanza rara, in quanto un’alimentazione varia consente di ricevere il giusto contenuto di ferro, ma si può riscontrare in caso di disturbi del comportamento alimentare o di diete troppo drastiche.

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  • Scarso assorbimento del ferro, per difetti del metabolismo che non consentono di assorbire a sufficienza il ferro introdotto con l’alimentazione. Questo accade, ad esempio, in presenza di:
    – malattie intestinali croniche (colite ulcerosa e Morbo di Crohn).
    – celiachia, con la quale si verifica un danneggiamento dei villi intestinali, che compromette la capacità di “estrarre” il ferro dagli alimenti.
    – diverticoli.
    – tumori del colon e dello stomaco.

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  • Gravidanza e allattamento: si tratta di fasi critiche per le riserve di ferro, durante le quali le donne mostrano un fabbisogno maggiore, al fine di supportare lo sviluppo del feto.

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  • Interventi chirurgici: gli interventi che hanno prodotto l’asportazione o il bypass di parti del tubo intestinale possono ridurre la capacità di assorbimento del ferro.

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Ad oggi in commercio vi sono diversi integratori di ferro, presenti in molteplici forme farmaceutiche (gocce, bustine, compresse, flaconi).

In tutti questi integratori, il ferro può presentarsi sotto forma di Sali di fumarato, solfato, gluconato, producendo una serie di effetti collaterali, soprattutto disturbi di origine gastrointestinale, come diarrea, stitichezza, nausea, vomito, dolori addominali e colorazione nera delle feci.

Gli integratori a base di ferro pirofosfato, veicolato e micro incapsulato all’interno di una membrana fosfolipidica di origine vegetale (soya), rappresentano una valida alternativa alle altre forme in commercio: contengono un ferro “schermato” dalla membrana fosfolipidica, in grado quindi di passare indisturbato lungo il tratto gastrico. Tali formulazioni consentono di integrare ferro con:

  • Elevato assorbimento gastrointestinale.
  • Elevata biodisponibilità.
  • Minore incidenza di effetti collaterali sopra elencati.

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