La menopausa è l’evento fisiologico, nelle donne, che indica il termine dell’età fertile.
In menopausa la donna perde permanentemente la funzione principale delle ovaie: esse non producono più follicoli ovarici e quindi estrogeni. La produzione di follicoli ovarici è destinata ad esaurirsi in ogni donna perché, a differenza degli uomini, il numero di gameti femminili è ben definito già a partire dalla nascita (riserva ovarica). Questo comporta dei cambiamenti riguardanti aspetti trofici, metabolici, sessuali e soprattutto psicologici, con una serie di manifestazioni (sintomi) che variano a seconda della persona.
La menopausa avviene in modo naturale ma può essere anche indotta attraverso l’uso di farmaci (oppure a seguito di patologie o interventi chirurgici).
A livello fisiologico, si può parlare di termine del periodo fertile per la donna intorno ai 45–50 anni (scomparsa del ciclo mestruale). Il periodo che precede questo evento viene denominato pre-menopausa ed è caratterizzato dalla riduzione degli ormoni (estrogeni) e dei sintomi.
I sintomi della menopausa sono variabili in ogni donna. In genere includono vampate di calore, sbalzi d’umore, gonfiore addominale, decremento della densità ossea, calo del desiderio sessuale, perdita di tono muscolare, sbalzi pressori, tachicardia, risvegli notturni. A questi si associa il sintomo psichico della depressione, anche se alcune donne riscontrano una sensazione di libertà dovuta alla cessazione del ciclo, soprattutto quelle che hanno riscontrato i sintomi più dolorosi durante lo stesso.
Per limitare il più possibile gli spiacevoli effetti dovuti alla menopausa, l’alimentazione ci viene in aiuto: limitare i cibi piccanti o energizzanti contenenti caffeina, consumare pasti leggeri soprattutto di sera per conciliare il sonno e svolgere attività fisica (utile per favorire la circolazione sanguigna).
La perdita della funzionalità ovarica e la conseguente riduzione di estrogeni che si verifica in seguito alla menopausa favoriscono l’insorgenza dell’osteoporosi.
Si tratta di una malattia in cui lo scheletro è soggetto a perdita di massa ossea ed al deterioramento del tessuto osseo con conseguente aumento del rischio di frattura. Essa si verifica quando la massa ossea diminuisce più rapidamente di quanto il corpo sia in grado di sostituirla, determinando una maggiore fragilità: di conseguenza anche un lieve urto o una caduta possono causare la frattura (detta frattura da fragilità).
L’osteoporosi colpisce tutte le ossa del corpo, ma le fratture si verificano più frequentemente nelle vertebre, nel polso e nell’anca; si manifesta sia negli uomini che nelle donne, ma in queste ultime con maggiore incidenza colpendo una donna in età avanzata su tre.

Percentuale di rischio a 5 anni dalla prima e dalle successive fratture nelle donne

Età (anni) Prima frattura (%) Successive fratture (%)
50-54 1.9 2.8
55-59 2.7 4.2
60-64 4.1 8.9
65-69 6.2 13.5
70-74 9.1 17.6
75-79 13 23.5
80-84 17.1 28.4
85-89 27.9 40.2
90+ 49.1 61.6

Si può parlare di prevenzione all’osteoporosi, accantonando i fattori genetici e considerando prettamente quelli ambientali come alimentazione ed attività fisica.
In più, la somministrazione di integratori alimentari a base di calcio e vitamina D è sufficiente per rallentare tale processo. A questa profilassi si può aggiungere la vitamina K2.
Per arrivare a definire il ruolo della vitamina K2 nella prevenzione e cura dell’osteoporosi è stata condotta un’analisi di studi randomizzati controllati, risultata poi efficace nel trattamento della patologia in Giappone. Un campione di donne superiore ai 6000 partecipanti ha visto il seguente risultato: l’analisi dei sottogruppi di donne in post menopausa con osteoporosi ha visto un miglioramento significativo della densità minerale ossea (BMD) vertebrale per risultati a medio e lungo termine a favore della vitamina K2, mentre per le donna in menopausa senza osteoporosi saranno necessari ulteriori studi.

VITAMINA K2

Ruolo:

• attiva una specifica proteina (Osteocalcina) che stimola la fissazione del calcio nelle ossa e nei denti .
• attiva una specifica proteina denominata MGP che partecipa all’eliminazione del calcio nelle arterie, limitandone così la calcificazione ed i rischi correlati come l’ipertensione.

La Vitamina K2 risulta quindi importante per:

• donne in post-menopausa
• soggetti in fase di crescita corporea
• soggetti a rischio ipertensione arteriosa

La Vitamina K2 è presente negli alimenti fermentati prodotti dall’azione di specifici batteri, come i crauti, il natto (preparazione giapponese a base di soya fermentata) e nei formaggi come il Brie e uova di animali allevati a prato (cosiddetti grass fed).
Gli animali accumulano vitamina K2 nei loro tessuti in proporzione diretta con la ricchezza in vitamina K1 dei vegetali che assumono. Ovviamente la carne ed il latte di animali allevati al pascolo sono molto più ricchi in questa vitamina rispetto agli animali tenuti in stalla e nutriti con i cereali.
La dieta giapponese e coreana ricca di soia fermentata fornisce grandi quantità della miglior vitamina K2 sotto forma di MK-7 (Menachinone-7).
In caso di ridotto apporto con la dieta , si consiglia l’assunzione della vitamina K2 con specifici integratori alimentari ( NUTRA K2).

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