vitamina-d-fertilità

La Vitamina D è conosciuta prevalentemente per il ruolo svolto nell’assorbimento del calcio per garantire un benessere ottimale di ossa e denti. In realtà la sua funzione è molto più ampia e riguarda la salute cardiovascolare, la risposta immunitaria, il diabete. Inoltre, insieme agli ormoni sessuali, la vitamina D modula i processi riproduttivi sia nelle donne sia negli uomini.

La Vitamina D

L’80-90% della vitamina D viene prodotta dalla cute per effetto dei raggi UVB, mentre una quantità minore deriva dalla dieta e/o dalla supplementazione. La vitamina D dalla cute e dalla dieta viene metabolizzata a livello epatico in 25-idrossivitamina D, forma usata per valutare lo stato di vitamina D e classificarlo in valore sufficiente se superiore a 30 ng/ml, valore insufficiente se compreso tra 20 e 29 ng/ml, deficit se inferiore a 20 ng/ml.

La forma 25-idrossivitamina D viene convertita a livello renale, ma anche a livello di molti altri tessuti, in 1,25-diidrossivitamina D, ovvero la forma attiva che agisce mediante specifici recettori per la vitamina D distribuiti in vari tessuti come lo scheletro, le ghiandole paratiroidee e i tessuti riproduttivi.

Vitamina D e fertilità

vitamina-dLa correlazione tra stagioni ed esposizione alla luce solare con la riproduzione è stata ampiamente studiata: i livelli circolanti di 25-idrossivitamina D mostrano una variabilità stagionale con alti livelli in estate e autunno e bassi livelli in inverno e primavera. Nei Paesi del Nord, dove esiste un forte contrasto di luminosità a seconda della stagione, i tassi di concepimento diminuiscono durante i mesi d’inverno buio, mentre vi è un picco di concepimenti durante l’estate e di conseguenza un picco di nascite durante la primavera.

Molti studi hanno evidenziato effetti della vitamina D sui risultati di percorsi di fecondazione in vitro, su condizioni patologiche come la Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), l’endometriosi e sulla qualità del liquido seminale (conta, motilità e morfologia degli spermatozoi).

La vitamina D stimola la produzione di ormoni steroidei: è essenziale per la sintesi degli estrogeni in entrambi i sessi. Uomini con bassi livelli di vitamina D mostrano bassi livelli di testosterone e bassa percentuale di spermatozoi mobili e morfologicamente normali. L’endometriosi ha una patogenesi correlata a processi infiammatori e immunomediati: la vitamina D è coinvolta nella regolazione del sistema immunitario.
Un deficit di vitamina D è frequentemente presente in donne con sindrome dell’ovaio policistico, il più comune disordine endocrino femminile con una prevalenza del 5-10% nelle donne in età riproduttiva.

Molti autori hanno evidenziato una correlazione tra obesità e deficit di vitamina D, ma non è chiaro se l’insufficienza di vitamina D derivi dall’obesità o viceversa. In queste pazienti aumenti dei livelli circolanti di vitamina D dopo accurata terapia sono stati correlati a normalizzazione o miglioramento della ciclicità mestruale, dell’acne e della resistenza insulinica.

Un dato particolarmente interessante emerge da uno studio condotto tra 101 giovani donne in cui è stata evidenziata una correlazione inversa tra livelli di vitamina D e livelli di progesterone ed estradiolo: alti livelli di vitamina D sono associati a basso rischio di tumore al seno grazie al potenziale effetto di riduzione dei livelli di estradiolo e progesterone.

Deficit di vitamina D sono frequenti nelle donne in gravidanza per un aumentato consumo sia materno sia fetale: tale deficit è associato a un aumento del rischio di diabete gestazionale e altre complicanze della gravidanza quali ipertensione gestazionale e preeclampsia, vaginosi batterica, ritardo di crescita intrauterino, parto pretermine. Per tali motivi la supplementazione di vitamina D risulta sicura ed efficace dalla gravidanza fino al parto.